
questa salita è un gioco da ragazzi.

questa salita è un gioco da ragazzi.



Riflessi nei miei occhi assonnati e increduli c’erano solo due enormi massi luminosi, che dovevano esser insabbiati sulla riva ormai da qualche tempo. Alle mie spalle l’oceano, nerissimo e apparentemente immobile (anche lui!) inghiottiva e scioglieva tutti i miei pensieri mescolandoli a sabbia e sale e cullandomi dolcemente da lontano.
E’ lì che mi hai trovato, ai piedi di questa coppia bizzarra di fari, con le mani gelide in tasca. Noi due, ancora estranei, ci guardavamo da vicino, quasi sfiorandoci: a tenerci uniti una strana forza di gravità. Assurdo come una piccola fiamma d’accendino ci abbia fatto caldo così a lungo.
Sei entrato senza bussare, tu. Te ne andrai senza far rumore, o almeno non più di quello che faceva il mare calmo quella sera, a Novembre.
Tutti i riferimenti a persone luoghi reali o disastri realmente avvenuti non sono affatto casuali. sentitevi liberamente tirati in causa.

e invece…persino le ombre attorno a me si muovono, ruotano, si arrampicano sui muri, si nascondono sotto le piante dei piedi, si mescolano. E io…sono l’unica anima ferma, in mezzo a tutto questo scorrere di universi.

sembra tutto immobile, anche il tempo pare essersi fermato, insieme alle lancette.
“Just a little bit more time, time left to live out my life” Genesis – The musical box

“All’uscita del cinema, aperse gli occhi sulla via, tornò a chiuderli, a riaprirli: non vedeva niente. Assolutamente niente. Nelle ore in cui era restato là dentro, la nebbia aveva invaso la città, una nebbia spessa, opaca che mescolava le luci in bagliori senza forma nè luogo.” Italo Calvino, Marcovaldo.
A volte è solo la nebbia che rende accettabile il mio ritorno a Milano. cancella le bruttezze, le cose di troppo. e rende nuovamente la città un grande foglio bianco su cui disegnare. Ora che è estate mi toccherà contare sui miraggi, temo.
Sì. Punti di vista. Il mio è quello di chi su tutto quel bianco che cancella le vette degli edifici e la fine delle strade, in quell’aria pesante che ha il sapore del cielo, preferisce proiettarci mondi tutti suoi, come su foglio pulito, pagina vuota alla quale dare un senso, un altro.
Adoro la nebbia. E più è, meglio è. La nebbia che copre la riva opposta del lago, la sera, e ti lascia immaginare di essere al mare inghiottendo il tuo sguardo nel buio-opaco; non importa se l’odore che c’è nell’aria è quello sbagliato.
La nebbia che avvolge, culla, protegge. Ti fa guardare a due palmi dal naso, ti fa guardare vicino, il presente. Ti fa guardare dentro.
La nebbia che viene respirata, e invade la mente come un virus.
E’ comoda, la nebbia, per sedercisi. Penso che starò ranicchiata qui, ancora per un po’.
Pensieri fuori stagione, lo so. Mi manca la nebbia.

Sulla sedia del balcone che s’affaccia verso la strada, puntualmente, compaiono oggetti interessanti. carte da gioco spaiate, piccoli carillon dalle melodie sconosciute, scatole di latta arrugginite ma il più delle volte verdura di stagione. oggi, presa dalla malinconia sono uscita per farmi consolare dal vento: un bellissimo cavolo romano se ne stava seduto lì (sì, seduto. e anche piuttosto composto!), fiero della sua perfezione frattale: “fammi una foto, sono così…verde!”, sembrava dirmi. a novembre su quella sedia c’era una zucca e un centinaio di foglie gialle che appartenevano, poco prima, all’esile alberello che ora tende nell’aria fredda i suoi rami scuri e sottili. una cornice perfetta, quella sedia. così rassicurantemente bianca. continuo a domandarmi da dove possano arrivare le verdure e d’un soffio la malinconia si scioglie nell’atmosfera.
chiunque sia a metterle lì, l’adoro.


Il pensiero resta intrappolato dai segni di te che ho ancora addosso.Quel dannato livido sul fianco, che non se ne vuole andare. Le occhiaie per il poco sonno. Le unghie mangiate senza neanche accorgermi di averlo fatto.Ma il tempo vedrà sparire i graffi, i sogni torneranno e anche i capelli, tagliati per ribellarmi a qualcosa che non è cambiato…beh, anche loro cresceranno senza lasciar traccia del nostro non-amore, che ho riversato su pagine bianche ora sature di grafite, che ho scatenato su scontrini malcapitati, trovati nelle tasche e ridotti in polvere. Un sentimento ansioso, fatto di distanze, vuoti e silenzi. Fatto di frenesie, rincorse e addii. Fatto di immaginazione e fantasia, sempre troppa. Di tempo perduto. Baci che non torneranno.